Vai al contenuto
02 ago 2026 · preghiera, ascolto

Ascoltare con compassione per scegliere il bene migliore

Chiediamo alla grazia di questa domenica, la grazia di Gesù risorto, di aiutarci a crescere nell’arte del discernimento: distinguere il bene dal male, ma anche il bene migliore quando abbiamo davanti più cose buone tra cui scegliere. Questo vale soprattutto per le persone a cui vogliamo bene: quando un amico ci chiede un favore o un aiuto, dovremmo chiederci qual è il bene migliore per lui, perché spesso ciò di cui una persona ha davvero bisogno non coincide con quello che siamo pronti a dare d’impulso, o con quello che ci chiede lì per lì.

Vale la pena ricordare la preghiera di qualche domenica fa, quella di un personaggio della Scrittura: “Concedi al tuo servo un cuore docile, che sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia discernere il bene dal male.” È la docilità del cuore: la capacità di riconoscere quando il Signore ci ispira qualcosa di buono, e quando invece ci avverte che qualcosa non lo è.

Questo si collega alla grazia di questa domenica, in cui Gesù guarda tutti noi con compassione: guarda le nostre infermità spirituali, i nostri bisogni non solo materiali, e riesce a capire di cosa abbiamo davvero bisogno. E a tutti noi dice di dare noi stessi da mangiare alle persone che abbiamo accanto: dare il bene giusto, capendo davvero di cosa hanno bisogno. Perché se do da bere a chi ha fame e da mangiare a chi ha sete, non concludo granché. Oggi abbiamo tutti un bisogno grande: che qualcuno ci porti, con fede e fiducia, la verità del Vangelo, la parola con cui il Signore risorge nei cuori più afflitti — e magari ce la spieghi anche un po’.

Tre passi per ascoltare davvero

Ci accingiamo a cominciare una nuova settimana in cui incontreremo persone in famiglia, al lavoro, nello studio, tra le amicizie: molte di loro avranno bisogno del nostro aiuto, o semplicemente di confidarsi. Un modo concreto per aiutarle è crescere nella capacità di ascolto.

Primo passo: un ascolto più profondo. Senza distrarsi, senza interrompere l’altro, restando presenti con la stessa compassione di Gesù. Non serve dire molto: serve soprattutto ascoltare ed esserci.

Secondo passo: capire cosa prova l’altro. Mentre ascoltiamo, provare a cogliere quali sentimenti sta attraversando chi abbiamo davanti — un dolore, una gioia. Ascoltare con compassione, riconoscendo però anche i propri limiti: nessuno di noi può risolvere tanti di questi problemi, ma avere semplicemente qualcuno accanto che ascolta è già una grande medicina, capace di far uscire le persone dalla solitudine.

Terzo passo: guardare più a fondo. Spesso dietro i disagi che ci vengono raccontati ce ne sono altri più profondi, motivi che magari si manifestano attraverso cose più superficiali. Qui può aiutarci solo la grazia di Dio: ascoltare, capire il bisogno reale dell’altro, e poi accogliere le persone con i giusti limiti — perché solo il Signore salva, e solo lui può risolvere davvero certi problemi. Quando entriamo in contatto con queste situazioni, possiamo portarle con fede davanti a un tabernacolo e affidarle a lui: è l’unica vera medicina. Tra di noi ci si può aiutare nelle cose pratiche, ma la fonte di tutto resta il Signore.

Ci facciamo aiutare anche dalla Madonna, che non è mai stata superficiale ma è sempre andata a fondo delle cose. Anche lei, ai piedi della croce, è stata una presenza viva e silenziosa: ha ascoltato con il cuore la sofferenza di Gesù, l’ha compresa fino in fondo.

L’articolo si chiude con un momento di preghiera: un’invocazione allo Spirito Santo e un’Ave Maria.

Ti auguro una bellissima settimana, e un ascolto fecondo e profondo.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY 2026-08-02” del canale YouTube di Francesco Amato.)

← Tutte le riflessioni