La fede che resiste alla tempesta
Oggi ci facciamo aiutare da due santi che possono accompagnarci sempre: Pietro e Paolo, di cui ieri la Chiesa ha celebrato la festa.
Nella liturgia di ieri si leggeva un passo in cui Paolo fa un bilancio della propria vita: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.” Non dice di aver predicato tanto o compiuto grandi opere di carità. Dice di aver conservato la fede. È un’indicazione preziosa: la vita di fede è un cammino, a volte difficile, una vera battaglia, e l’obiettivo finale non è fare chissà che cosa, ma custodire la fede in mezzo alle prove, con pazienza.
Pietro ci insegna invece come farlo: aggrappandoci al mistero della Chiesa, di cui lui e Paolo sono le colonne. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù chiede più volte a Pietro: “Mi ami tu più di questi?” e solo dopo gli dice: “Pasci le mie pecorelle.” Prima viene l’amore per Dio, sopra ogni cosa. Solo da lì nasce il resto.
Il Vangelo di oggi ci mostra questa fede messa alla prova. Gesù sale sulla barca e i discepoli lo seguono; lui si addormenta durante la traversata. Non è distrazione: è abbandono fiducioso alla volontà del Padre. Dovremmo imparare anche noi questa fiducia. Poi arriva la tempesta, i discepoli si spaventano e svegliano il Signore: anche in questo possiamo riconoscere un’immagine della risurrezione, del Signore che si “risveglia” per noi.
Saliamo su questa barca con fiducia, sapendo che il Signore è presente anche quando sembra dormire, perché sa che siamo nelle mani del Padre, pieno di misericordia e di amore. Ma quando le preoccupazioni si fanno più intense, dobbiamo imparare a rivolgere lo sguardo su Gesù, l’unico che ha il potere di placare le tempeste della nostra vita — comprese, un giorno, quella del passaggio da questa vita terrena alla vita eterna, perché possa avvenire con dolcezza, nella pace e nella piena confidenza in lui.
(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)