Essere madre di Dio: accogliere la Parola e viverla
In questi giorni il Signore vuole aiutarci a riconoscere i suoi doni, il suo amore, le grazie che continua a darci. E lo fa, in particolare, attraverso due personaggi del Vangelo: Simeone e Anna.
Se leggi con attenzione questi brani, vedi come la grazia di Dio agisce in entrambi. Anna, rimasta vedova dopo alcuni anni di matrimonio, si lascia attirare dallo Spirito Santo e sviluppa nel tempio una vita intensa di preghiera e di sacrificio. Questo lavorio costante produce, alla fine, un incontro personale con il Signore. Lo stesso avviene per Simeone, che incontra il Signore nelle braccia di Maria e Giuseppe, nelle sembianze di un bambino piccolo. E quell’incontro riempie entrambi di una gioia grande: tutta la preghiera, tutto il sacrificio erano una preparazione ad accogliere il Signore.
Che il Signore aiuti anche te a lavorare, giorno e notte, “nel tempio” con preghiera e digiuno, come dice il Vangelo di oggi. Il tempio, in fondo, è anche il tuo cuore: lì la preghiera deve farsi sempre più costante, il dialogo di ascolto e di parola rivolta al Signore sempre più crescente. Poco a poco, questo ti porta ad accogliere sempre di più l’amore di Dio e l’incontro con lui.
Anche il digiuno non va visto solo come astinenza dal cibo, ma come qualche mortificazione adatta a te, alla tua vita, che favorisca questa accoglienza. Tante cose possono distrarti dall’accogliere il Signore, anche cose belle: rinunciando un po’ anche a quelle, puoi dare più spazio e attenzione a lui, che viene e che è già venuto in questo nuovo Natale.
Si avvicina anche la fine dell’anno. Ringraziamo il Signore per tutti gli aiuti che ci ha dato, e chiediamo un po’ di misericordia per le volte in cui non vi abbiamo corrisposto. Ci prepariamo così a entrare nell’anno nuovo con la solennità che tutta la Chiesa celebra: Maria Santissima Madre di Dio.
In questa festa, oltre a dare gloria a Dio per le meraviglie compiute in Maria, alcuni Padri e documenti della Chiesa vedono nel mistero di Maria Madre di Dio anche un’immagine del ruolo di tutta la Chiesa, e di ogni credente: siamo chiamati a essere, in un certo senso, madre di Dio. Può sembrare strano — lo è stato anche per me all’inizio — ma lo dice lo stesso Vangelo, quando Gesù afferma: “Chi è mia madre? Colui che ascolta la parola di Dio e la mette in pratica”.
Come si diventa madre del Signore? Accogliendo la sua parola con fede, attraverso il dono della fede, e poi osservandola. Altrimenti subentra quello che nella vita naturale si chiama aborto: anche nella vita di fede, spesso, consapevolmente o no, produciamo tanti “aborti spirituali”. Questo accade quando non meditiamo la parola di Dio, non l’ascoltiamo, pensiamo ad altro; oppure quando l’accogliamo, la ascoltiamo, il Signore viene concepito nel nostro cuore, ma poi da quell’accoglienza non nascono le opere sante a cui siamo chiamati, quelle attraverso cui il mondo può vedere la sua gloria anche nella nostra piccolezza.
È importante ridurre questi aborti spirituali: dobbiamo impegnarci a crescere davvero nel diventare madre di Dio. Il Signore vuole nascere, vuole essere concepito nel nostro cuore, e poi vuole venire alla luce, perché quella luce possa essere vista anche dagli altri: da chi non crede, da chi è in difficoltà. E tu puoi essere d’aiuto in questo, portando avanti insieme agli altri queste “gravidanze” spirituali, soprattutto verso chi è più in difficoltà nella fede. Ognuno ha i suoi doni, le sue capacità: aiutiamoci a vicenda perché, in questo nuovo anno, il Signore possa davvero vedere la luce attraverso la nostra vita.
(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)